
Tutto cominciò così...
“Sono nato a Napoli, dove mio padre Giovanni e mia madre Bianca si erano trasferiti per lavoro. Lì ho vissuto come uno “scugnizzo” fino a 4 anni.
Correvamo nei campi con gli amici, sotto il sole, fino allo sfinimento.
Poi ci siamo trasferiti a Roma.
Ogni estate, andavo a trovare i miei zii a Galluzzo, vicino alla Certosa di Firenze, e stavo con loro per le vacanze.
Erano tre fratelli, anzi, un fratello, Ottavio, e due sorelle, Rita e Maria… vivevano assieme.
Non si erano mai fatti una famiglia, chissà perché…
Ricordo che con gli amici facevamo anche il bagno nel fiume Ema, in acque (allora) limpide…
Mio zio Ottavio era per me un mito: aveva la moto Guzzi rossa fiammante, forse, la moto più bella a quei tempi, o almeno, lo era per me. Mi portava sempre in giro per le sue commissioni, oppure a pescare. Quante cose ho imparato da lui.
Erano artigiani fiorentini, molto richiesti nel campo dei divani e della tappezzeria. Ed io guardavo e imparavo…
Lì a Firenze vivevano anche zio Piero e zia Leonia, coi miei cugini Fabio e Stefano.
Zio Piero era un pittore. Rimasi affascinato dalla sua capacità di trasferire i suoi pensieri e le sue idee in immagini, con un semplice pennello e dei colori.
Così cominciai anch’io a scarabocchiare, a dipingere, e da lì non ho mai smesso fino ad oggi.
A lui devo il mio nome d’arte Piermancini”.
BIOGRAFIA
Paolo Mancini nasce a Napoli nel 1946 da genitori fiorentini appartenenti a note famiglie artigiane del capoluogo toscano. Si avvicina così all’arte molto presto e, quando si trasferisce a Roma, trascorre anni d’intenso lavoro preparatorio, affina i suoi mezzi.
Presto egli perviene all’inseparabile organizzazione di figure, paesaggi ed oggetti che gli sono propri.
Sedicenne, espone i suoi lavori nel salone d’arte dell’Accademia Urbis, meritando il «Premio Giovani». Terminati gli studi universitari, può finalmente dedicarsi, oltre che all’insegnamento, al suo impegno per la pittura.
La qualità traslucida del «suo» colore, steso a strati sovrapposti, la sottigliezza degli effetti luminosi e l’affinamento via via crescente dei fattori cromatico-luministici giungono così ad una straordinaria «verità nella resa del reale», destinata a rimanere l’impronta essenziale ed inconfondibile della sua arte che sa caratteristicamente dissolvere la poesia nel colore riportandoci, con un’atmosfera «intima» e raccolta, indietro nel tempo.
Allestisce personali, partecipa a collettive in molte città d’Italia [Roma, Rieti, San Severino Marche, Bari…]
A Firenze Giancarlo Caldini, dell’Accademia di Belle Arti, ne esalta le doti, ne sancisce il valore (Bolaffi, n° 15-1980).
A Grosseto «Lo Spicciolo» gli dedica l’intera prima pagina con la riproduzione del ritratto, olio su tela, “Mariagrazia“. […]
«Giallo Club», periodico d’arte e cultura della capitale, a firma Volckersberg, ne tesse la spiritualità e l’importanza.
«Il Tirreno», a firma Paolo Pisani, parla delle sue «nature morte che prendono vita dal pennello», della « Maremma, da cui attinge toni e luci creando sensazioni di particolare intensità ».
Gian Luigi Severini ne evidenzia il «gioco sottile dei rapporti cromatici e importanza.
Nel 2016 espone le sue opere a Rovereto in una mostra personale presso il «Centro Espositivo E.G. Armani» (già «Galleria d’Arte Dusatti») e la storica dell’arte Elisabetta Rizzioli, autrice di numerose pubblicazioni su Antonio Rosmini, ne esalta la valenza artistica.
Nel 2020, 12-18 Settembre, con l’opera “L’angolo” (2019) – Tecnica mista su tela e carta – cm 100×120, partecipa alla Biennale dei Normanni 2020 presso la Galleria d’Arte Civica «Giuseppe Sciortino» a Monreale (PA).
Piermancini è tra gli “Artisti 2021 (Mondadori)”, presentato il 20 Aprile 2021 presso la Camera dei Deputati, con la partecipazione di Federico Mollicone (deputato di FdI), Edoardo Sylos Labini (fondatore e direttore di CulturaIdentità), il critico d’arte Angelo Crespi e l’editore Sandro Serradifalco.